Qusṭā ibn Lūqā, Epistola sulla differenza tra lo spirito e l'anima (Risālah fī al-faṣl bayn al-rūḥ wa-l-nafs), meglio nota nell'Occidente medievale latino con il titolo «De differentia spiritus et animae»
testo critico arabo e traduzione italiana a cura di Davide Righi; introduzione e note a cura di Michele Meroni e Davide Righi
Prefazione di Peter Adamson
Edizioni del Gruppo di Ricerca Arabo-Cristiana, Bologna 2025
ISBN: 9791280091048
Questa lettera del medico cristiano Qusta ibn Luqa (IX sec.) vissuto prevalentemente a Baghdad ma trasferitosi in vecchiaia in Armenia dove morì, divenne già nel secolo successivo un piccolo trattato a sé stante al punto che viene menzionata dai suoi biografi arabi medievali Ibn al-Nadīm (Xs), al-Qiftī e da Ibn Abī Uṣaybiʿah (XIIIs). A partire dagli inizi del XII secolo quando il piccolo trattato fu tradotto in latino da Johannes hispalensis et limiensis con il titolo De differentia spiritus et animae l'opera conobbe una certa fortuna in tutto l’Occidente medievale che ne conserva più di 150 manoscritti entrando a far parte tra i testi necessari per il curriculum degli studi di medicina. Il motivo di tale fortuna è quello di collocarsi a metà tra la fisiologia e la filosofia: nella prima parte espone sinteticamente il sistema cardio-circolatorio e respiratorio e anche la sua connessione con il cervello e il sistema nervoso. Nella seconda parte sintetizza e commenta le posizioni platoniche e aristoteliche sull’anima per poi tentare di evidenziare la differenza tra spirito e l’anima nella sua irriducibilità e immortalità.















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